La sveglia suona in ritardo, e già la giornata comincia male. Corro giù dalle scale, rischio di perdere il treno, torno indietro perchè ho dimenticato l'agenda, riprecipito giù dalle scale.
Ho avuto la prontezza di prendere il caricabatterie, dato che il cellulare è scarico. Prima di morire però, ha avuto il buon senso di mandare 18 messaggi vuoti alla stessa persona, esaurendomi il credito.
Devo andare fuori Roma: alta velocità fino a termini, metro per tiburtina, e treno metropolitano per chissadove. Quattro ore per andare, altre quattro per tornare, il tutto per un'intervista che dura meno di un'ora.
Azienda di abbigliamento, livello basso. "Noi produciamo tutto in Italia" mi dice.
E io gli chiedo "Ma le aziende sono italiane o cinesi?" "Cinesi" "E si può scrivere Made in Italy anche se è prodotto da cinesi in Italia?" "Certo che sì".
Mi spiega che gli italiani non si occupano più di confezionamento. Che tutto in Italia è prodotto da cinesi, anche se si tratta di Diesel o Dolce e Gabbana. Che i jeans che vendono loro costano tanto quanto quelli della Diesel, solo che in negozio loro li vendono a 30 euro, contro i 100 e passa di quegli altri.
Mi dice che gli italiani non vogliono più lavorare nelle fabbriche a produrre vestiti, gli faccio notare che le fabbriche italiane di confezionamento hanno chiuso per la concorrenza dei cinesi, che lavorano in nero e spesso in condizioni pietose.
Lui sostiene che è giusto così, che tanto i cinesi sono abituati a lavorare 12 ore al giorno, a dormire in fabbrica con una brandina, a pisciare in una busta di plastica e a crescere i figli nei capannoni senza mostrargli mai la luce del sole.
Che tanto i cinesi lavorano in queste condizioni anche a casa loro, quindi non fa nessuna differenza.
Insomma, in fondo gli operai italiani che si rifiutano di lavorare al di sopra delle possibilità umane, che reclamano la loro dignità, un po' se lo meritano di perdere il lavoro, no?
Perchè far lavorare delle persone che pretendono di avere anche una vita, quando per due euro possiamo assumere degli schiavi inerti che funzionano come automi?
Mi è venuta in mente una storia che mi hanno raccontato ieri sera, alla luce di un focolare nella festa di San Martino.
Gli zombie non sono frutto della fantasia, esistono davvero. La differenza è che non vengono resuscitati, semplicemente non sono mai morti.
Ad Haiti i santoni vodoo hanno ricavato una droga dal pesce palla. Si chiama tetradotossina ed ha sulle persone l'effetto di avvelenarle portandole ad uno stato di catalessi che si manifesterà come morte apparente.
La persona avvelenata verrà scambiata per morta, ma sarà invece semicosciente e in grado di percepire. Assisterà al suo funerale e alla sua tumulazione, senza potersi muovere, con conseguente trauma psicologico. Verrà risvegliata dal santone che andrà a riesumarla, iniettandole un antidoto (di cui non si è ancora scoperto il contenuto) che avrà l'effetto di rallentare il processo di avvelenamento.
La persona "risvegliata" avrà perso la ragione sprofondando in uno stato di autismo, sarà un automa e risponderà a tutti gli ordini dello stregone.
I santoni utilizzavano gli zombie per lavorare nei campi di canna da zucchero a ritmi incessanti, senza quasi mangiare né dormire.
Io questa storia non l'ho raccontata al mio intervistato, è meglio non diffondere questa notizia, non si sa mai che qualcuno abbia la bella pensata di zombizzare gli operai.
Ma quando fra qualche anno leggerete sulle etichette dei vostri vestiti "Made in Haiti", saprete il perchè..
