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giovedì, 19 novembre 2009

Fa la dieta, vuole fare la modella.

Sono stata un’attaccapanni.
In mutande con dieci persone intorno che mi infilavano vestiti assurdi.
E io dovrei farmi vedere in giro con sta roba?
Mettiti sotto le luci, non guardare l’obiettivo, cambia posizione, alza un braccio.
E io che avrei solo voluto accasciarmi a terra e niente più.
Devo portare quella roba addosso, camminare diritta, sotto sguardi che mi incatenano.
E mentre cerco di scavarmi parole che lo esprimano, mi chiedo perchè modificare la mia apparenza abbia svuotato così tanto il mio essere.
In fondo non siamo altro che gusci. Vuoti.

postato da: fedaccia alle ore 16:54 | link | commenti
categorie:mangio troppa cioccolata, sfide al femminile
mercoledì, 18 novembre 2009

Barbie sotto le stelle

Ho fallito miseramente il NaNoWriMo dopo soli 5 giorni. Direi che è un record. In compenso ho tanto materiale inutile per i post, che pubblicherò un po' alla volta. Questo è il primo, si chiama Barbie sotto le stelle.

Anche con le barbie ho avuto un rapporto strano.
Essendo mentalmente un maschio, io giocavo solo con le macchinine, i lego e i peluche. I miei, un po’ preoccupati da questa mia confusione mentale, cercavano di convincermi a giocare con le bambole e con le barbie. Io le barbie le odiavo.
Alte, bionde, belle, con gli occhi azzurri e con le tette enormi, rappresentavano tutto quello che non sarei mai voluta diventare. E infatti non ci sono diventata mai.

Le barbie facevano cose da donna, e quindi stupide. Facevano shopping, si vestivano, si cambiavano, si vestivano di nuovo, uscivano con ken, cucinavano per ken, stiravano per ken.

Però una volta mi sono lasciata convincere. Una volta sola.
Barbie sotto le stelle aveva questo vestito rosa ricoperto di stelline che si illuminavano al buio. Ed aveva anche un ombrellino che si illuminava al buio. Fluorescente si dice. Ci ho messo poco a convincere i miei a comprarmela, forse hanno pensato che sarebbe stata la svolta.
Mi ricordo il giorno in cui è arrivata, per natale o per il mio compleanno non ricordo, più o meno le date coincidono. Stava sulla credenza, nella sua bella scatola rosa, ed io la ammiravo dal basso, e spegnevo la luce e l’ammiravo risplendere di luce propria.
E’ durata poco.
Una volta tolta dalla scatola, svestita e rivestita un paio di volte, mi sono resa conto che quel gioco era profondamente noioso.

Non avendo altre barbie con cui farle fare amicizia, né un ken con cui farla accoppiare, ben presto si rivelò la vittima ideale per i miei esperimenti.
Innanzitutto scoprii che se le si tagliavano i capelli, questi non ricrescevano. Poi scoprii che galleggiava. Allora le misi qualcosa di molto pesante al collo, e scoprii che non galleggiava più. La impiccai alla finestra, le dipinsi del sangue addosso con un pennarello rosso.
Mia madre se la ritrovava ovunque a soffrire di qualche pena che le veniva inflitta.
Poi ben presto anche questo gioco mi annoiò, e la barbie venne relegata nel dimenticatoio.

postato da: fedaccia alle ore 11:21 | link | commenti (1)
categorie:traumi infantili
giovedì, 12 novembre 2009

Made (by zombie) in Haiti

La sveglia suona in ritardo, e già la giornata comincia male. Corro giù dalle scale, rischio di perdere il treno, torno indietro perchè ho dimenticato l'agenda, riprecipito giù dalle scale.
Ho avuto la prontezza di prendere il caricabatterie, dato che il cellulare è scarico. Prima di morire però, ha avuto il buon senso di mandare 18 messaggi vuoti alla stessa persona, esaurendomi il credito.

Devo andare fuori Roma: alta velocità fino a termini, metro per tiburtina, e treno metropolitano per chissadove. Quattro ore per andare, altre quattro per tornare, il tutto per un'intervista che dura meno di un'ora.

Azienda di abbigliamento, livello basso. "Noi produciamo tutto in Italia" mi dice.
E io gli chiedo "Ma le aziende sono italiane o cinesi?" "Cinesi" "E si può scrivere Made in Italy anche se è prodotto da cinesi in Italia?" "Certo che sì".
Mi spiega che gli italiani non si occupano più di confezionamento. Che tutto in Italia è prodotto da cinesi, anche se si tratta di Diesel o Dolce e Gabbana. Che i jeans che vendono loro costano tanto quanto quelli della Diesel, solo che in negozio loro li vendono a 30 euro, contro i 100 e passa di quegli altri.
Mi dice che gli italiani non vogliono più lavorare nelle fabbriche a produrre vestiti, gli faccio notare che le fabbriche italiane di confezionamento hanno chiuso per la concorrenza dei cinesi, che lavorano in nero e spesso in condizioni pietose.
Lui sostiene che è giusto così, che tanto i cinesi sono abituati a lavorare 12 ore al giorno, a dormire in fabbrica con una brandina, a pisciare in una busta di plastica e a crescere i figli nei capannoni senza mostrargli mai la luce del sole.
Che tanto i cinesi lavorano in queste condizioni anche a casa loro, quindi non fa nessuna differenza.
Insomma, in fondo gli operai italiani che si rifiutano di lavorare al di sopra delle possibilità umane, che reclamano la loro dignità, un po' se lo meritano di perdere il lavoro, no?
Perchè far lavorare delle persone che pretendono di avere anche una vita, quando per due euro possiamo assumere degli schiavi inerti che funzionano come automi?

Mi è venuta in mente una storia che mi hanno raccontato ieri sera, alla luce di un focolare nella festa di San Martino.
Gli zombie non sono frutto della fantasia, esistono davvero. La differenza è che non vengono resuscitati, semplicemente non sono mai morti.
Ad Haiti i santoni vodoo hanno ricavato una droga dal pesce palla. Si chiama tetradotossina ed ha sulle persone l'effetto di avvelenarle portandole ad uno stato di catalessi che si manifesterà come morte apparente.
La persona avvelenata verrà scambiata per morta, ma sarà invece semicosciente e in grado di percepire. Assisterà al suo funerale e alla sua tumulazione, senza potersi muovere, con conseguente trauma psicologico. Verrà risvegliata dal santone che andrà a riesumarla, iniettandole un antidoto (di cui non si è ancora scoperto il contenuto) che avrà l'effetto di rallentare il processo di avvelenamento.
La persona "risvegliata" avrà perso la ragione sprofondando in uno stato di autismo, sarà un automa e risponderà a tutti gli ordini dello stregone.
I santoni utilizzavano gli zombie per lavorare nei campi di canna da zucchero a ritmi incessanti, senza quasi mangiare né dormire.

Io questa storia non l'ho raccontata al mio intervistato, è meglio non diffondere questa notizia, non si sa mai che qualcuno abbia la bella pensata di zombizzare gli operai.
Ma quando fra qualche anno leggerete sulle etichette dei vostri vestiti "Made in Haiti", saprete il perchè..

(per approfondire c'è wikipedia qui e qui)


postato da: fedaccia alle ore 17:55 | link | commenti (2)
categorie:disoccupazione
mercoledì, 11 novembre 2009

Parole

a volte le parole non emergono
se ne stanno lì, appollaiate dietro ai tuoi occhi, per non farsi scovare
a volte invece sgorgano come in un flusso
e scorrono così veloce che non fai in tempo a fermarle
a volte le scegli, le soppesi,
altre volte ti appaiono, semplicemente, come in una visione
ma l'importante, quando le trovi, è saperle scrivere
bloccarle in quell'istante, imprimerle per sempre sulla carta.
se valgono lo scoprirai dopo
rileggendole.
se ti diranno ancora qualcosa, le conserverai
se no, una riga di penna nera cancellerà tutto.


postato da: fedaccia alle ore 10:19 | link | commenti
categorie:parole
venerdì, 06 novembre 2009

Il tiggì

giornalista al tiggì (di fronte alla statua di Paolina Borghese): si parla di Berlusconi e delle donne, ma qual è il rapporto tra donne e potere nella storia?

vespa al tiggì: da Cleopatra fino ai giorni nostri le donne hanno sempre avuto un ruolo molto importante

io commento guardando il tiggì: mi fa piacere sapere che dai tempi di Cleopatra non è cambiato niente

lui mi risponde guardando il tiggì: ma no non hai capito, voleva dire che dietro ai grandi uomini ci sono sempre state delle grandi donne!

io rispondo: sì, delle gran putt***!


postato da: fedaccia alle ore 13:00 | link | commenti (1)
categorie:povera italia, spegni la tv
giovedì, 29 ottobre 2009

Quando ho imparato a volare

Quando il portone si richiude alle mie spalle, sono ormai troppo distante per poterne udire il tonfo. L’unico suono che mi accompagna è lo scalpitio dei miei stivali, veloci sui marciapiedi sconnessi, mi trascinano senza pietà verso il prossimo treno.
E mentre le mie gambe corrono, la mia mente vorrebbe fermarsi e fotografare anche una sola di quelle immagini che scivolano sui miei occhi: un fattorino trafelato che inciampa nei suoi passi, o un piccione nel momento in cui stacca le zampe da terra, spiega le ali, e compie quella magia indecifrabile che noi chiamiamo “volo”.


postato da: fedaccia alle ore 09:41 | link | commenti (1)
categorie:parole
martedì, 27 ottobre 2009

Cosa mi sta succedendo?

Ho cucinato una torta. Io che per fare gli spaghetti al tonno mettevo il tonno sulla pasta direttamente dalla scatoletta. Ho sbattuto gli albumi a mano, perchè mi mancava lo sbattitore elettrico.

In casa regna il disordine abituale, ma spazzo il pavimento tutti i giorni, e spolvero.

Ieri sono andata al SoSushi a comprare i pink rolls. E li ho mangiati prima di cena. E io detestavo il sushi.

Ieri sera volevo mettermi sul divano, svuotare la mente già vuota di suo. E guardare il grande fratello.
E magari scrivere un post come quello dell'anno scorso.

Ma non ce l'ho fatta.
Cioè, ero troppo schifata, troppo innervosita.
Non riuscivo più a vedere quei ragazzi come dei semplici fenomeni da baraccone, li vedevo come lo specchio di quella che è diventata la società italiana.
Cambiando canale durante le pubblicità di gad lerner, ho intravisto sempre gli stessi cliché: la brasiliana modella rifatta, il finto nerd con gli occhialoni, il body buildinger (si lo so non si dice così), il veneto ubriacone che urla "il grande fratello sarà pieno di gnocche, ragaaaaa", il trans (sì, stavolta è "il" che prima era una donna e ora è uomo) allegato al giochino "indovina chi è", e uno che si chiama maicol scritto m.a.i.c.o.l., che è lo stereotipo di come la ggente pensa debba essere il perfetto gay. 
La marcuzzi che dice sempre le stesse tre parole, signorini che porca miseria se dovessero pagarci tutti come pagano lui per giudicare la gente il paese andrebbe in rovina.

Insomma non ce l'ho fatta.
Ho spento la tv liquidando anche gad lerner, che per me ha fatto il colossale errore di far parlare uno come lanza che andrebbe solo preso a frustate.
Ho spento la tv e ho aperto un libro. E mi sono sentita meglio.

Sto diventando acida e intollerante, e non riesco più a sdrammatizzare.
Forse sto invecchiando.


postato da: fedaccia alle ore 12:34 | link | commenti (5)
categorie:povera italia, spegni la tv
lunedì, 26 ottobre 2009

L'arte del reblog

Ha chiuso Nannucci. E ora chiude la Homesleep. Ormai in Italia vengono prodotti solo i dischi di chi partecipa ad x-factor. E pochi vanno ancora ai concerti, ora vanno di moda i diggei. Inutile dire che le cose non stanno andando molto bene.

 


postato da: fedaccia alle ore 15:05 | link | commenti
categorie:musica, povera italia
giovedì, 22 ottobre 2009

Ci stanno prendendo un po' troppo sul serio


A noi nessuno ci chiede di salvare il mondo. Ad Obama sì, ma non a noi.

E allora scandalizziamoci che un giudice all'aperto venga ripreso da una telecamera.
Urliamo allo scandalo sì. Che le telecamere possono infilarsi nella vita di chiunque ma in quella di un giudice no.

E poi facciamo causa a quelli che su facebook hanno aderito ad un gruppo contro berlusconi. Come se davvero contasse qualcosa, sì. Allora che dovrebbero dire il gattino virgola e il topo della parmareggio?

Allora prendiamo fiammetta, accostiamola ad un nano erotomane (e occhio che questa volta non mi riferisco a berlusconi ma a chiambretti) facciamole suonare il pianoforte (ma perchè zappavi in quella pubblicità se poi sai suonare per davvero?? boh..) e diciamole pure che ha i denti storti. Fiammetta, ma chi te lo fa fare di farti pigliare per il culo da quello? Mollargli un bel calcio nel deretano no? Come dici? Un pacco di soldi? Eh gia... i soldi.

Tutto lì, uno stormo di chiacchiere inutili che lasciano le cose intatte, i vecchi poteri che si mantengono, i vecchi soprusi reiterati, dibattiti che vanno di moda per poi precipitare nel vuoto delle nostre coscienze.

A noi blog non ci hanno tolto la parola, no. Ma se non stiamo attenti ci arrestano tutti. Se vengo ribloggata da un sito che pubblica articoli, come faccio a far capire che un post non è un articolo? Come faccio a far capire che se avevo aperto un blog che si chiamava odiocostanzo, questo non vuol dire che lo ucciderò?

E allora tutti zitti, nessuno si azzardi ad esprimere giudizi, a parte sui denti della fiammetta che tanto quella non si incazza. Tutti zitti.

Sparpagliamoci.

 


postato da: fedaccia alle ore 14:30 | link | commenti (1)
categorie:povera italia, la vita del bloggher
venerdì, 16 ottobre 2009

Dall'alba al tramonto

Mi piace l'alba. Mi fa sentire come se avessi tutta la vita davanti.
Eppure ogni mattina ci rinuncio, mi nascondo tra le coperte e preferisco offuscare la mente e trovare rifugio tra pensieri eterei e inesistenti, piuttosto che decidermi ad affrontare il mondo fuori.
Quando lo faccio è sempre un minuto troppo tardi.
Il telefono che squilla nella borsa a cui non faccio in tempo a rispondere, l'acqua sul fuoco che bolle da troppo e già sta evaporando, il corriere alla porta che suona da 10 minuti, la lavatrice che ha finito il bucato da ore, il ragazzo che sta arrivando a casa e io non ho ancora rifatto il letto e lavato i piatti, il collega che mi aspetta davanti all'ufficio senza chiavi e io sono in ritardo.
Più o meno è così che mi sento, con la vita che corre e io che non riesco a starle dietro.
Rimango paralizzata dalle cose che non ho fatto e che continuo a non fare, la mia mente vaga in cerca di possibilità, sotto il peso delle vite che non sto vivendo.
Mi sento in trappola, giorno dopo giorno, vincolata dalle scelte che sbarrano tutte le altre strade.
Non riesco a liberarmi da questa sensazione, mi sembra di essere bloccata qui, mentre da un'altra parte sta accadendo qualcosa di meraviglioso ed io me lo sto perdendo.
Forse l'anima è collocata all'altezza delle spalle. E' da lì che la sento scalpitare quando vuole uscire e trascinarmi altrove.
E' come un palloncino che tira il guinzaglio per raggiungere il cielo.
Trascino le giornate lentamente, vedo il riaffermarsi quotidiano del mio fallimento nella resa incondizionata del mio tempo al sonno.
Faccio fatica a concentrarmi sul lavoro, rimando gli impegni fino all'ultimo.
Non mi piacciono i tramonti. stanno lì a rinfacciarmi che un altro giorno è passato senza che io abbia concluso niente.

(Questi ed altri pensieri informi sul mio tumblr)


postato da: fedaccia alle ore 08:33 | link | commenti (4)
categorie:parole